23.5.17

Strage Manchester Arena

Mi sento anche questa volta fuori contesto.
Sembra così ovvio che quello che è successo a Manchester sia orribile, tanto da non dover neppure aver voglia di parlarne soltanto per ripetere all'infinito le consuete litanie come fanno i media.
Terrorista il colpevole? Ma sì, chiamiamolo un po' come vogliamo e teniamo per buona anche la delirante rivendicazione dell'IS per quel che vale.
Uno di 22 anni, britannico di nascita, che se ne va in giro recitando versetti coranici senza che nessuno se lo fili non sembra propriamente un soldato che si oppone a pericolosi "crociati". Però può diventare un kamikaze che ammazza ragazzine.
Troveremo sempre individui tanto "disturbati" per buoni o cattivi motivi da essere pronti a uccidere per dare un senso alla propria esistenza.
Un lungo elenco. Ne sono esempio gli adolescenti che entrano nelle loro scuole armati fino ai denti e freddano compagni ed insegnanti, il nazista norvegese, killer organizzato, che fa strage di ragazzi -praticamente suoi coetanei - e si definisce "salvatore del cristianesimo", i troppi fuori di testa che in nome delle più fantasiose ragioni scaricano i loro malesseri in un odio insano per i propri simili e tutti gli assassini più o meno seriali che trovano appagamento alle loro pulsioni uccidendo. Il genere umano è anche questo.
Adesso va di moda lasciarsi abbindolare dalla "predicazione" del "Califfato" (o inventarsi improbabili conversioni) per giustificare azioni prive di qualsiasi discutibile senso politico, ma efferate.
Non credo abbia molto senso accomunare questi atti, per lo più conseguenza di singoli disperati, all'11 settembre, agli attentati alla stazione Atocha di Madrid del 2004 e della metropolitana di Londra del 2005 o alla carneficina nella sede di Charlie Hebdo e del Bataclan a Parigi nel 2015 (e molti, troppi altri).
Sono tutti, indistintamente, eventi atroci ma di diversa matrice.
Fare di ogni erba un fascio alimenta soltanto il rogo dell'odio reciproco tra diverse culture e scatena sempre più la bestia incontrollabile del razzismo.

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