2012-04-16

Aspi e reddito di cittadinanza del quale, chissà perché, non si parla

Si chiama Aspi, assicurazione sociale per l'impiego l'indennità di disoccupazione proposta dal governo.
Cosa voglia dire "per l'impiego" non saprei. L'impiego che non c'è? L'impiego nel cercarsi un altro impiego? L'impiego come non-impiego sovvenzionato dallo stato?
Va be', conta poco. Capiremo poi di che si tratta e di certo qualcuno si ritroverà in regalo un cetriolo in più.
Sarà comunque una coperta stretta per i troppi che ne avranno bisogno. Ora pare vorrebbero metterci sotto anche gli "esodati".
Esodati, un termine orrendo che nasconde un numero variabile di disoccupati che va da un minimo di 65000 a 355000 nel corso dei prossimi anni. Disoccupati in più che grazie ai "tecnici" pasticcioni del governo Monti sono rimasti senza stipendio e senza pensione e sfuggono ai dati ufficiali sulla disoccupazione (senza che per questo diminuisca il numero dei giovani disoccupati).
Come si possa tirare avanti ancora per molto con oltre il dieci per cento della popolazione in età lavorativa senza un reddito e senza prospettive di nuova occupazione (con punte, nella fascia d'età tra i 15 e i 24 anni del 32%, e del 44,6 per le donne del Mezzogiorno) qualcuno dovrà pur spiegarlo.
Nessuna meraviglia però se nel frattempo esplodessero seri disordini sociali.
Quello che non si capisce è perché in Italia nessuno sia propenso a discutere di "reddito di cittadinanza".
Costerebbe? Certo, eppure, a detta degli esperti, 180 milardi di euro (meno di un quinto di quanto regalato alle banche italiane e l'equivalente dell'evasione fiscale), sarebbero più che sufficienti a garantirlo. 
Ciclicamente se ne parlicchia. In un post del gennaio 2010  Reddito minimo garantito (e le brunettate) si rimandava per saperne di più sull'argomento a un articolo di Perazzoli su MicroMega Il reddito minimo garantito e alle DIECI TESI SUL REDDITO DI CITTADINANZA di Andrea Fumagalli, economista dell'Università di Pavia.
Sempre Giovanni Perazzoli scriveva su MicroMega nell'ottobre del 2011 Se anche la Bce fa il tifo per il reddito di cittadinanza rilevando come la famosa lettera della BCE all'Italia insieme alla "revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti" (che spiega l'accanimento al riguardo del governo Monti) asserisce il bisogno di stabilire “un sistema di assicurazione dalla disoccupazione”.
Su questo tema sarebbe auspicabile un impegno generalizzato e pressante dei sindacati e di quelle forze politiche che si autodefiniscono "di sinistra".
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