2005-07-13

Strage di ragazzini

donna irachena che si dispera «Chi uccide un innocente, uccide l'intera umanità. Chi salva un innocente, salva l'intera umanità»
sura del Corano

Strage di ragazzini dai 10 ai 13 anni questa mattina a Bagdad.
Lo scoppio di un'autobomba ha fatto 27 vittime e una settantina di feriti. Anche l'attentatore dilaniato nello scoppio.

Oggi i giornali danno notizie circa l'identità di alcuni dei terroristi islamici che avrebbero collocato le bombe di Londra. Almeno due sarebbero morti negli attentati. Si tratterebbe di giovani pachistani nati e vissuti in Inghilterra.

Il brano che segue è tratto da La «fabbrica» europea dell’odio di Magdi Allam, corriere.it)
Bakri, un ideologo radicale siriano che da 18 anni vive a Londra, [ndr: attualmente irreperibile] lui e la sua numerosa prole, con i sussidi sociali, commentò così l’esordio dei kamikaze europei: «Sono anni che i nostri combattenti vanno a fare la Jihad in Bosnia, in Afghanistan, in Kashmir, in Cecenia e anche in Palestina. E’ vero che Asif è il primo martire britannico in Palestina. Ma ci sono stati altri martiri britannici in Kashmir e in Cecenia. Attualmente abbiamo dei combattenti in Iraq che continuano a lottare contro l’occupazione americana. Per noi è un fatto naturale. Con il martirio noi attestiamo che siamo un’unica nazione, che abbiamo un’unica causa e che perseguiamo lo stesso obiettivo: la vittoria della nazione islamica». Con inalterata tranquillità Bakri previde uno scenario inquietante: «Certamente queste azioni di martirio potrebbero verificarsi anche sul territorio europeo. Le minacce proferite da bin Laden vanno prese molto sul serio. Per lui l’Europa è un Dar al harb , un Territorio di guerra». All’epoca Bakri chiarì che «non saranno dei kamikaze europei a farsi immolare sul suolo europeo. Noi abbiamo contratto un Aqd al Aman , un Accordo di sicurezza, con le autorità europee. Noi rispettiamo le leggi e l’ordine in Europa fino a quando non ci perseguitano come musulmani». Senonché in un’intervista concessa al londinese The Times il 17 gennaio 2005, Bakri spiegò che «l’Accordo di sicurezza, in base al quale i musulmani in Gran Bretagna vivono pacificamente, è stato violato dal governo tramite la sua legge anti-terrorismo».

Intanto i nostri gurrafondai battono il "tamburo".
Ferrara titola su Il Foglio:
«Strage islamista nel Londonistan», con implicito invito al repulisti politico-religioso in Gran Bretagna. E anche oltre, se si va a leggere il commento del direttore Ferrara: «Conosciamo a memoria la cantilena multiculturale, che ha perfino le sue ragioni perché del nostro modo di vita fanno parte l'accoglienza,la mescolanza. Ma se vogliamo salvarlo non è con la musica afro style che ce la faremo, dobbiamo cominciare a battere il nostro tamburo, a considerarci una umma la comunità occidentale».

Feltri su Libero si produce in un maschio inno all'uso della forza.
«Il regime di guerra - scrive - richiede sacrifici speciali, anche la rinuncia a certe libertà. La sicurezza ha un prezzo. Più sicurezza equivale a meno libertà». Giro di vite alle frontiere, dunque, ma non solo. E' anche «da stupidi finanziare la costruzione di moschee» e «non ha senso eliminare dai luoghi pubblici i simboli della nostra civiltà per non offendere i sentimenti di chi appartiene ad una civiltà "inferiore"». Per islamici e «buonisti» nessuna pietà.

Anche sul Corriere della Sera Paolo Mieli invita l'Europa alla mobilitazione militare contro il terrorismo.
«Ci eravamo dimenticati - scrive Mieli - che l'11 settembre del 2001 avevamo preso con noi stessi l'impegno di considerarci in guerra». Secondo il direttore del Corsera, dopo le bombe di Londra bisognerà «ritrovarel'Europa», a prescindere da accordi e dissensi rispetto alle scelte di politica estera degli Stati Uniti. E come? «Anche e soprattutto mettendo in campo un progetto politico militare per sconfiggere il terrorismo». «Faccia pure l'Europa qualcosa di diverso dall'America - conclude Mieli - ma faccia qualcosa». Se il suggerimento è la guerra, però, non sarà facile cogliere le differenze.
(I tre pezzi sono tratti da il manifesto del 9 luglio)

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