24.4.17

Organizzazioni Non Governative e Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale: perplessità

È da un po' di tempo che mi chiedo quale sia il livello di credibilità delle ONG (o NGO).
Una Organizzazione Non Governativa per definizione è indipendente dagli stati e dalle organizzazioni governative. Non ha fini di lucro (not-for-profit organization), si basa su donazioni e funziona grazie, prevalentemente, al volontariato. Sono ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) di diritto come le Cooperative sociali come una infinità di altre associazioni alle quali è stato riconosciuto lo stato giuridico di operare nel sociale.
Ce ne sono di stranote che operano da molto tempo come ad esempio Amnesty International, Greenpeace, Médecins Sans Frontières, Emergency, certamente benemerite, ma ormai multinazionali della solidarietà con bilanci milionari ed anche miliardari, con tutto quanto ne consegue.
Io stesso devolvo da anni il 5 per mille e offro la mia attività volontaria e gratuita ad una Onlus.
Però queste organizzazioni sono prolificate in maniera esponenziale ed alcune ci martellano quotidianamente con pubblicità sempre più invasive (e costose) per rastrellare soldi.
Parallelamente aumentano truffe e scandali.
Non c'era bisogno del rapporto Frontex del dicembre 2016 che accusa le Ong di accordi diretti con i trafficanti perché, con le loro navi private, più o meno senza controllo, prelevano i migranti praticamente sul bagnasciuga libico e li scaricano sulle coste italiane. (http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2016/12/16/migranti-frontex-accusa-ong-in-combutta-con-trafficanti_fa75879c-e84d-4bb8-9881-7338db1113df.html)[1]
Allo stesso modo non c'è bisogno dell'intervento di un magistrato, del tam tam di Di Maio, delle contrapposte demagogie di Mario Giordano e Roberto Saviano o chi per loro, per essere informati delle storture (o forse sarebbe meglio dire delle schifezze) che stanno dietro al business dell'assistenza agli extracomunitari in Italia.
Non saranno le paludate ipocrisie di Mattarella: «Il dramma dei profughi banco di prova della civiltà europea» a salvare i "profughi" dal morire in mare dopo essere stati sempre più attirati sulle coste libiche dalla promessa di un facile attracco sulla dirimpettaia Italia.
Ben che vada sfruttati, derubati, imprigionati, abusati e torturati, una volta arrivati in Italia, si ritrovano allo sbaraglio in un paese che non offre alcuna concreta prospettiva di lavoro e riscatto per i più e con le frontiere chiuse verso il resto d'Europa.
Anche la bufala del respingimento dei "clandestini" (coloro che non avrebbero diritto d'asilo e andrebbero espulsi e rimpatriati) mostra la corda. Manca la reale possibilità e capacità di farlo.
Ma che il flusso continui fa comodo ai mercanti dell'accoglienza che sui migranti - e sui tanti poveri idioti come me e gli altri volontari che si fanno in quattro ben più di me - si arricchiscono.
Si sentono e si leggono sui documenti ministeriali tante belle parole su tutto quello che dovrebbe essere garantito a ciascun extracomunitario dai trentacinque euro procapite che gli improvvisati neo professionisti dell'accettazione incondizionata di tutti i nuovi arrivati intascano. Una marea di denaro della quale godono in tanti, ma non i diretti interessati.
È ovvio che i benpensanti siano sempre più oggettivamente razzisti e si buttino tra le braccia degli sciacalli di destra, quelli che sarebbero ben felici di ricevere miliardi dall'Europa, come il dittatore turco, per fare il lavoro sporco del respingimento. Comprensibile che chi stenta a vivere dignitosamente o, peggio, non ha lavoro e futuro sia sempre più incazzato e cerchi consolazione in quelli che promettono mari e monti candidandosi a sostituire gli squalificati occupanti delle sedie di governo.
Quel che è peggio è che nessuno speri più che le cose possano essere cambiate in meglio da coloro che hanno avuto fin ad ora in mano le leve del comando, sia in Italia, sia nel resto d'Europa.
Escluso, è chiaro, chi dall'attuale stato delle cose ha, in qualche modo, da guadagnarci.

[1] La Repubblica mescola un po' le carte facendo riferimento al Rapporto Frontex 2017 dove, più morbidamente si scrive di "unintended consequences", conseguenze involontarie, ma il risultato non cambia. (http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2017/04/23/news/soccorsi_in_mare-163727123/)
Per chi vuole per i pdf originali basta digitare su Google "frontex risk analysis" e per l'articolo del Financial Times "EU border force flags concerns over charities' interaction with immigrant smugglers", del 15 dicembre 2016, cliccare questo link: https://www.ft.com/content/3e6b6450-c1f7-11e6-9bca-2b93a6856354.


8.4.17

Gli impulsi distruttivi di Trump (frustrato dagli ostacoli alle sue decisioni amministrative)

Beh! È evidente che Trump abbia violato la sovranità di un altro paese senza alcun mandato internazionale arrogandosi il diritto d'intervenire a capocchia in ogni parte del mondo.
Del resto non deve essere sembrata vera a "cane pazzo" Mattis - messo da Trump a capo del pentagono - la golosa opportunità di sparacchiare una sessantina di missili del valore di un centinaio di milioni di dollari contro gli odiati nemici.
Devono essere brillati gli occhi a tutti i generali guerrafondai e ai produttori di armi quando hanno "consigliato" al Presidente di usare la forza senza indugi. Mica come con quel tentenna di Obama, sempre lì a calcolare i pro e i contro. Finalmente un comandante in capo con deficit d'attenzione e iperattivo che non ci pensa troppo su! I Tomahawk sono fatti per essere usati (e rimpiazzati!) non per ammuffire negli arsenali. Chissenefrega se è benzina sul fuoco del terrorismo!
Non stupisce neppure che i lecchini nazionali ed esteri si siano subito inchinati al celhodurismo trumpiano.
È tipico dei lecchini (chi sia un lecchino lo dice bene Musil qui) e di questa Europa allo sbando.
Ciò non significa "stare con Putin" e tanto meno con Assad, che da sempre si sa chi sia (qui una vignetta del 2011 di Ali Ferzat, molto esemplificativa).
È soltanto un evidenziare l'insignificanza dell'Europa (per non parlare dell'ONU!).

21.3.17

Tutti insieme amichevolmente


"Sono sopravvissuto all'otto marzo, sopravviverò anche alla festa del papà ... ma è sempre più dura", scrive l'amico Ivo. Però subito dopo arriva la giornata della "felicità" e poi quella della poesia.
Uscirne superstiti è quasi impossibile.
Ma a Pavia le cose le facciamo in grande. Non una sola giornata: da qualche anno marzo è addirittura "il mese della poesia". Grande iniziativa, come sempre sono grandi le iniziative ispirate dalla cara Daniela Bonanni, e patrocinate dal Comune.
Purtroppo io, da buon TTF, arrivo sempre tardi a scoprire le cose. Non me ne sono ricordato così come non mi sono ricordato che oggi fosse la "giornata della poesia". Pensavo ricorresse ieri, primo giorno di primavera, e invece era quella della felicità.
Non si riesce mica a tener presente tutto.
Tra gli strepitii per la cacciata della Perego dalla Rai, Sgarbi che, al solito, sbrocca, Grillo in fuga dal Pd distaccato sempre più nei sondaggi, Minniti intenzionato a dare un barcone di soldi per costruire lager a un tizio che si dice presidente libico, ma non ha alcun controllo sul territorio, Fini avviato a una gran brutta fine, candidati presidenti e ministri francesi dimissionari per aver assunto e pagato con soldi di Stato mogli, figli e figlie finanche minorenni (neanche fossero politici italiani!), l'oratoria di Don Ciotti imperterrito nel sovrapporre "la giornata della memoria e dell'impegno" a quella della poesia, uno perde la trebisonda.
Però ho rimediato in extremis.
Al mio corso d'italiano una ragazza latino-americana ha scritto e letto questa poesia di José Martí. Un inno all'amicizia tradotto e commentato insieme da persone provenienti da ogni parte del mondo.

Tiene el leopardo un abrigo
En su monte seco y pardo:
Yo tengo más que el leopardo,
Porque tengo un buen amigo.

Duerme, como en un juguete,
La mushma en su cojinete
De arte del Japón: yo digo:
“No hay cojín como un amigo.”

Tiene el conde su abolengo:
Tiene la aurora el mendigo:
Tiene ala el ave: ¡yo tengo
Allá en México un amigo!

Tiene el señor presidente
Un jardín con una fuente,
Y un tesoro en oro y trigo:
Tengo más, tengo un amigo.


27.1.17

Giornata della memoria

La soppressione violenta dell'altro nei rapporti (economici in primis e poi politici, culturali, interpersonali) anteponendo la forza al rispetto della dignità del più debole (qualsiasi sia la ragione contingente della sua debolezza, non soltanto fisica, e la modalità, non soltanto materiale, dell'uso della forza) è la ragione del ripetersi infinito di tragedie.
Doveroso, ma poco influente ricordasi, una volta all'anno, di quelle della storia recente che ha coinvolto i nostri nonni e i nostri genitori, mentre noi stessi siamo protagonisti, più meno attivi e consapevoli, di eventi non meno dolorosi.
Una riflessione costante sulla violenza, da quella verbale a quella reale, proposta in parole e immagini nella quotidianità dei media, dove fiction e verità si intrecciano ormai inscindibilmente - conformando le menti non soltanto dei più giovani - sarebbe più auspicabile delle giornate una tantum per questo o per quello, grondanti buone intenzioni ed ipocrisia.

17.1.17

Oxfam, Stiglitz: ricchi sempre più ricchi, Trump, non ci sarà limite al peggio e la "cattiva scuola" italiana

Nel giorno in cui Trump osanna la Brexit, attacca i tedeschi, considerati unici beneficiari della UE, e la Merkel per la sua politica d'accoglienza, minaccia supertasse del 35% per le auto costruite in Messico, definisce obsoleta ed inutile la Nato e auspica un riavvicinamento alla Russia, lo stesso giorno del rapporto Oxfam nel quale si ribadisce la cosa già nota che otto uomini (quelli in immagine) possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione mondiale e Stiglitz, su La Repubblica, ci ricorda come la maggioranza dei cittadini, sentendosi esclusa dai vantaggi della crescita, si ribellerà al sistema, il "corrierone" nazionale si concentra sulla scuola con fondo e aperture di prima pagina ("Un alunno su due cambia prof di sostegno" di Gianantonio Stella e "La grande crisi della scuola" di Ernesto Galli della Loggia). Lodevole parlare di scuola, lo si fa troppo poco, ma discutibili gli articoli, in particolare quello di Galli, e strana la scelta.

4.1.17

Letterina alla befana ed altre bufale


Zaia (governatore del Veneto).
"Gli immigrati sono guerriglieri."
"Lei come lo sa?"
"Lo dicono i giornali."
Luca Zaia è rimasto tra i pochi a credere ai "giornali"!

Comunicazione. Trump propone di tornare ai "pizzini", Sallusti vorrebbe un pulsante per spegnere definitivamente il Web, Grillo auspica una Giuria popolare contro le ‘balle’ pubblicate da giornali e tv, Pitruzzella, presidente dell'antitrust, uomo, a dir poco, ben immanicato con tutta "la casta" (vedere il sito del gossiparo professionista per eccellenza che tra una scemenza e l'altra infila qualche scomoda informazione
http://www.dagospia.com/…/pietre-pitruzzella-fatto-fa-pulci…) ben più pericolosamente, propone organismi di censura (perché di questo si tratta al di là delle distinzioni di comodo!) per chi pubblica in rete.
Fortunatamente internet non è troppo controllabile là dove sopravvive qualche parvenza di democrazia.
Chiunque abbia avuto occasione di essere al centro di una notizia, anche soltanto di cronaca, ha sperimentato il pressapochismo, le imprecisioni sui fatti, il prevalere dell'opinione del commentatore di turno su quelle dei protagonisti - quando non la menzogna in malafede - tipiche del giornalismo "professionale".
Incapacità critica e di controllo delle fonti caratterizzano non soltanto gli occasionali pubblicisti del blog e i frequentatori dei social network, ma, ben più temibilmente, la "libera" stampa, radio e TV.
Fibrillano in difesa della categoria dei "giornalisti" buoni e meno buoni "comunicatori" (fortunatamente non sono proprio tutti uguali).
Finiti i bei tempi di "c'è scritto sul giornale", "l'ha detto la TV", quasi questi strumenti fossero fonti verità rivelate al par delle chiese, i meglio retribuiti dispensatori di "bufale", si sentono vilipesi non solo da un Grillo qualunque che propone la loro gogna mediatica, ma anche dall'esercito di dilettanti allo sbaraglio che osano mettere in dubbio ogni loro affermazione.
Tornare al passato con poche informazioni mal date, però incontestabili, e come unico contrasto le testate avversarie, poco influenti se scarse di mezzi finanziari e, conseguentemente, di lettori, sarebbe il sogno di quelli che furono gli onnipotenti "direttori". Non è più così anche se ancora detengono un piccolo potere autoreferenziale.
Auguriamoci che le speranze di tutti coloro che vorrebbero imbavagliare gli altri con la scusa delle "bufale", ma non sé stessi, non vadano mai a buon fine.

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Ho smesso da tempo di fare buoni propositi per "l'anno che verrà". Però vorrei davvero staccare con il surplus d'informazione - e il tempo dedicato a controllare l'attendibilità delle informazioni - e dedicarmi ad altro del tanto che m'interessa.
Soprattutto vorrei incazzarmi meno (e inutilmente!) per la cretineria di giornalisti di punta, conduttori TV, politologi, opinionisti di ogni risma.

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E come in tutti i saperi dei quali l'uomo è soggetto "post-truth", scienza, bufale, ciarlataneria, superstizione e credulità compongono un bel mix!

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Come è già lontano il referendum!
Beceravano: "Elezioni subito!" "Si può fare una buona legge elettorale in pochi giorni!" "Bisogna rispettare la volontà degli italiani!"
Ora sono lì, quatti quatti, speranzosi di conservare il più a lungo possibile gli immeritati stipendi e magari arrivare a maturare il vitalizio.
Tenere Renzi in brusco conviene a tutti. Non me ne può fregare di meno, sia chiaro!
Ma intanto, giusto per dirne una, a Scilipoti è toccata la vicepresidenza della commissione dell’assemblea parlamentare della Nato che si occupa di Scienze, e un posto in quella che si occupa di Ucraina. Ah! Ah!
Ma cosa possiamo ancora attenderci dai nostri "ceti dirigenti"?

8.12.16

Crisi di governo in stile democristiano

Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi.
È partita la corsa a mollare Renzi. Inevitabile considerando la pochezza del ceto politico.
Un bel ritorno alle pratiche ipocrite rispetto alle quali è possibile tutto e il contrario di tutto.
"Franza o Spagna, purché se magna" è da cinquecento anni il leitmotiv prediletto dai politicanti italici.
E poi diciamocelo: tutti i 608 parlamentari per caso, che hanno dovuto sopportare la noia mortale di riunioni e sedute, magari anche per tre interi giorni la settimana a Roma, per una misera quindicina di migliaia di euro al mese perché dovrebbero rinunciare alla meritata pensione andando al voto prima di settembre (quando scatteranno i quattro anni d'incarico e il conseguente vitalizio)?
Un bel governicchio di scopo che la tirasse in lungo fino all'autunno piacerebbe a molti. Lascerebbe Renzi a bagnomaria, smorzando i residui entusiasmi degli ultimi incantati dal suo attivismo parolaio e le cose riprenderebbero a procedere all'andatura lemme lemme tanto caro alla Consulta come alla vecchia DC della quale Mattarella fu esimio esemplare.
Infine, last but not least, permetterebbe ai seicento peones di arrivare all'agognata pensione.
Non a caso, tanto per esemplificare, uno come Franceschini, ex, meno esimio, DC poi Cristiano Sociale, Partito Popolare Italiano, Margherita, Ulivo ed infine PD saltabeccando da Veltroni a d'Alema ad Amato a Letta a Renzi, sempre occupando posti di rilievo, ora si sentirebbe pronto a ricevere la campanella del premier e gira per le stanze del Palazzo facendo l'occhiolino a tutti.
Come sempre, per nobili scopi, naturalmente!



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